Insieme
alla più datata Audi A2, Lancia Musa e Mercedes Classe A sono
le monovolume compatte più esclusive e ambiziose del mercato,
montano moderni e parsimoniosi propulsori a gasolio di quasi 2 litri
di cilindrata e portano in dote prestigiosi marchi che hanno recitato
il ruolo di protagonisti nella storia dell’automobilismo.
L’italiana
nasce dalla base della cugina Idea di Casa Fiat, ma si differenzia leggermente
nello stile, nelle finiture interne e nella possibilità di personalizzazione,
la tedesca ha in comune con la Classe A presentata nel 1997 solo il nome
e lo schema meccanico di base, visto che sono aumentate potenza, dimensioni
e abitabilità, ed è ora disponibile anche la versione con
carrozzeria a 3 porte.
Una
sfida quasi ad armi pari quindi, ma che alla fine si risolve con la supremazia
della monovolume della stella a tre punte, soprattutto sul fronte delle
prestazioni, del confort di marcia e dell’abitabilità, mentre
la rivale fa valere un prezzo di acquisto di gran lunga più competitivo
e un motore più fluido e generoso di coppia, soprattutto ai medi
regimi.
COME
SONO FATTE
La
prima differenza che si percepisce a bordo delle due vetture riguarda
la posizione di guida, con il piano di seduta maggiormente rialzato e
il volante più orizzontale a bordo della Musa, mentre la Classe
A si fregia di un’impostazione più simile a quella di una
vettura di tipo tradizionale, ovvero sedile più vicino a terra
e piantone dello sterzo, di serie però regolabile solo in altezza,
perfettamente verticale.

Giudizio
pressoché equivalente per quanto riguarda l’ergonomia dei
comandi, facili e intuitivi da raggiungere durante la guida su entrambe
le vetture, nonostante la classica levetta che raggruppa sia gli indicatori
di direzione sia i tergicristalli richieda un minimo di assuefazione per
chi si avvicina per la prima volta al mondo Mercedes e il display sulla
consolle della Classe A sia difficile da leggere in presenza di luce molto
intensa.
D’altra
parte anche la strumentazione al centro della plancia della Lancia Musa
non è di immediata interpretazione, così come le levette
ai lati del piantone dello sterzo piuttosto lontane dalla corona del volante
possono creare qualche disagio, soprattutto da parte delle rappresentanti
del pubblico femminile. Sono comunque aspetti di secondaria importanza
in un panorama complessivamente positivo per entrambe le vetture, dotate
di numerosi vani.
L’aumento
delle dimensioni esterne della Classe A rispetto al modello precedente
a passo corto si riflette in un bagagliaio dalla capienza di 435 litri
ma anche in un volume utile maggiore di ben 115 litri nel confronto con
la Lancia Musa che, abbattendo i sedili posteriori, arriva fino a 1.420
litri contro i 1.370 della rivale della stella a tre punte.

La
A180 esce a testa alta anche sotto il profilo della qualità complessiva,
superiore rispetto alla Musa nei materiali, ma soprattutto nell’assemblaggio
sempre rigoroso, anche nei dettagli come da tradizione Mercedes. D’altra
parte non bisogna mai dimenticare che la differenza di prezzo con la Musa
è mediamente superiore di circa 3.000 euro, sia paragonando le
due vetture negli allestimenti base sia in quelli più completi
e costosi, con gli optional la A180 CDI in prova è arrivata a 28.305
euro, mentre la Musa arriva fino a quota 22.000 euro.
LA
TECNICA
Iniziamo
dai motori a gasolio, entrambi a 4 cilindri di 1.910 cc per il MULTIJET
di origine Fiat montato sulla Musa a cui il CDI Mercedes risponde con
1.991 cc. Se il sistema di distribuzione della Lancia si compone di un
singolo albero a camme in testa che aziona 2 sole valvole per cilindro,
la concorrente tedesca risponde con un più sofisticato bialbero
a camme in testa con 4 valvole per cilindro, motore che, secondo quanto
dichiarato dalla Casa eroga una 109 Cv (113,5 rilevati) contro i 100 (105,7
al banco) del td del Gruppo Fiat.
Per quanto riguarda
l’alimentazione, Fiat ripropone invece il sistema Multijet montato
per la prima volta su Alfa Romeo 147 e 156, che differisce dal precedente
Unijet per il maggior numero di iniezioni durante ogni ciclo a parità
di quantità complessiva di gasolio immessa in modo da realizzare
una combustione più graduale a vantaggio di emissioni e prestazioni.
Mercedes
propone invece un’evoluzione del precedente common rail, con una
una pompa che, rispetto al passato, non eroga sempre la massima portata
disponibile ma dosa la pressione in funzione delle reali esigenze del
motore riducendo così l’assorbimento di potenza, mentre i
nuovi iniettori a 7 fori che sostituiscono quelli a 6 fori utilizzati
in precedenza hanno permesso di ridurre del 20 per cento il diametro degli
stessi a vantaggio della polverizzazione del gasolio e, di conseguenza,
della rapidità e della completezza della combustione.Montati
in posizione anteriore longitudinale, quello della Mercedes è inclinato
in avanti di 56 gradi, i 2 motori sono accoppiati a trasmissioni manuali,
con la A180 CDI che dispone di 6 marce e può essere richiesta anche
in versione automatica a variazione continua, mentre i rapporti della
Musa sono solo 5 e il cambio robotizzato D.F.N. è riservato solo
alla Musa 1.3 Multijet oppure alla benzina di 1,4 litri.Passando
al reparto sospensioni, le 2 monovolume medie hanno in comune l’avantreno
di tipo Mc Pherson, mentre l’asse posteriore della Musa è
composto dal classico ponte a U semitorcente a cui la Casa tedesca risponde
con un sistema definito a parabola sferica, differente rispetto a quello
della precedente Classe A e composto da un asse arcuato in avanti che
sostituisce i classici bracci che reggono i portamozzi.
SU
STRADA
Sulla
carta i due motori a gasolio hanno caratteristiche molto simili: cilindrate
comprese tra 1.910 e 1.991 cc, potenze che variano da 100 a 109 Cv e curve
di coppia che disegnano il proprio apice tra i 25,5 kgm e i 26,4 kgm.
In realtà la prima differenza si nota già all’avviamento,
con il Multijet Fiat che genera un sensibile ticchettio a freddo, quando
il CDI Mercedes emette un sound più ovattato, meno assimilabile
a quello di un mezzo commerciale insomma.Poi la situazione si normalizza
e il motore della Musa si riscatta con un funzionamento meno ruvido, soprattutto
sotto carico e in piena accelerazione, quando la A180 produce una rombosità
piuttosto fastidiosa associata a qualche vibrazioni di troppo. Nella guida
di tutti i giorni la Musa è comunque un po’ più godibile
anche in virtù della maggiore disponibilità di coppia tra
i 2.300 e i 3.300 giri, range di uso comune sulle strade extraurbane meno
trafficate.
 
La
Classe A risponde con prestazioni migliori sia in accelerazione sia in
velocità, raggiunta in quinta dal momento che la sesta di riposo
può essere sfruttata al meglio solo viaggiando ad andatura codice
in autostrada. In queste circostanze l’abitacolo della Mercedes
risulta meglio insonorizzato (71,5 e 75,7 decibel a 130 e 150 km/h contro
i 69,4 e 72,2 decibel della compatta Lancia).La Mercedes è leggermente
meno assetata nella marcia a velocità costante, come testimoniano
i 14,3 km/litro rilevati in autostrada contro i 13,3 km/litro dell’italiana,
mentre nell’utilizzo urbano entrambe le vetture si attestano sui
13 km/litro, un valore molto interessante anche alla luce del peso rilevato
superiore ai 1.300 kg. Molto simili anche gli spazi di frenata nonostante
il teorico vantaggio dei 4 dischi della Classe A, con valori inferiori
alle aspettative e una modulabilità migliore per la Mercedes.
L’italiana
si riscatta però nella voce relativa alla manovrabilità
del cambio, sia per il posizionamento della leva sulla plancia che lo
rende più agevole da azionare, sia per gli innesti più morbidi
che richiedono meno decisione nei passaggi da una marcia all’altra.
Di contro la Mercedes presenta uno sterzo più preciso, in particolar
modo alle alte velocità. In manovra si ha invece modo di apprezzare
la funzione City del servosterzo della compatta Lancia.
Sui percorsi misti la Classe A è più efficacie grazie alle
sospensioni dalla taratura più rigida e alle carreggiate più
larghe, che assicurano velocità di percorrenza più elevate
ma soprattutto una minore reattività ai trasferimenti di carico,
tanto che, anche rilasciando bruscamente il gas in curva, la Classe A
non manifesta mai reazioni anomale, mentre la Musa richiede una guida
più dolce per via della sua maggiore tendenza a scomporsi, soprattutto
in assenza del controllo di stabilità fornito solo a richiesta.

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FONTE
Articolo AUTOMOBILISMO.IT
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